DALLA CASSA RURALE ALLA BANCA DI CREDITO COOPERATIVO Correva l’anno 1903 quando, la domenica 3 maggio, nella casa parrocchiale di Santa Croce ad Atessa, si riuniva un gruppo di emeriti cittadini per dar vita, davanti al Notaio, anch’egli atessano, Francesco Grumelli, alla “Cassa Rurale Cattolica di Depositi e Prestiti San Francesco d’Assisi “ . I quindici promotori appartenevano al ceto dei possidenti e tra essi vi erano ben quattro sacerdoti tra cui Don Epimenio Giannico, “rettor curato” della stessa chiesa di Santa Croce , artefice principale dell’iniziativa e prossimo primo presidente. Il quadro storico in cui si inserisce la costituzione della “Cassa” era particolarmente stimolante. Era il tempo del consolidamento, in Italia, della rivoluzione industriale. Era l’inizio del declino della vecchia società agricola e pastorale che aveva contraddistinto per secoli la nostra realtà nazionale. Era l’inizio di un’ era con problemi completamente nuovi dinanzi ai quali si rendevano necessarie soluzioni originali. In questo contesto nasce e si sviluppa il movimento socialista che fa leva sul malcontento dei ceti popolari, soprattutto urbani, che, inseriti nei meccanismi alienanti delle nuove fabbriche, soffrono il disagio di lavori pesanti e di condizioni di deciso sfruttamento. Da qui il sorgere di conflitti sempre più ricorrenti che mettono a repentaglio la pace sociale e la stessa stabilità politica ed economica della Nazione. Per rispondere a questi fermenti e per proporre una soluzione che possa far superare questo clima di scontro l’illuminato Pontefice Leone XIII promulga nel 1891 l’enciclica Rerum Novarum , importante documento che contiene in sé tutti quei principi che andranno a costituire la cosiddetta Dottrina Sociale della Chiesa. Nell’enciclica il Papa propone il superamento dei nascenti conflitti di classe attraverso processi di collaborazione da realizzare nell’ambito di un sistema corporativo ispirato a quello del periodo medievale. La diffusione di questo documento ed il fermento culturale che esso suscita portano nel mondo cattolico al sorgere di tante iniziative di carattere solidaristico come la costituzione delle casse rurali aventi quest’ultime lo scopo di fornire ai ceti agricoli, soprattutto dei piccoli centri, supporto attivo per le loro iniziative economiche e di garantire loro una decisa forma di protezione dalla orrenda piaga dell’usura, che rappresentava un freno letale non solo a qualsiasi attività intrapresa ma anche alla stessa sussistenza di tantissimi produttori. Anche la “Cassa” di Atessa nacque dunque con questi intendimenti e la sua duplice natura di ente “morale” , ispirato fortemente ai principi cattolici, e di cooperativa al servizio dei tanti agricoltori della Città trovano magnifica sintesi nel primo Presidente Don Epimenio Giannico, sacerdote e membro di una storica famiglia atessana di possidenti, proprietaria di vaste estensioni di terreni agricoli, e quindi profondo conoscitore dei bisogni e delle aspirazioni del mondo contadino. I primi anni di vita della “Cassa” furono contrassegnati da una costante crescita delle attività con particolare riferimento all’acquisizione di notevoli quote di risparmio, grazie anche alle rimesse dei primi emigrati nelle Americhe . L’Istituto provvedeva anche alla fornitura di zolfo e concime agli agricoltori, a prezzi particolarmente vantaggiosi, nonché di macchinari ed attrezzature. La crescita della “Cassa” si inserisce in una fase di vivace sviluppo economico della stessa Città ed incontra sempre più il favore della popolazione. Significativa, a tal proposito, la cerimonia, tenutasi il 28 marzo 1909, in concomitanza con l’annuale assemblea dei soci, di benedizione della bandiera della banca tenutasi con grande concorso di popolo nella Cattredale di San Leucio e conclusasi con un l’orazione ufficiale del giovane Ireneo Tinaro, il quale presentò la Cassa Rurale come quella che ”si è proposta di fare del bene all’agricoltura del nostro paese. Le nostre campagne fertili e irrigue dovevano pur risentire del soffio nuovo che tutti ci agita; i progressi delle scienze dovevano pur tornare a beneficio di esse: e questo nobile intento ci spinse a procurare i mezzi necessari allo scopo.” Negli anni successivi si rilevarono periodi di maggiori difficoltà, legati in particolar modo agli effetti della grave crisi finanziaria del 1929, la “Cassa” ebbe risultati di bilancio altalenanti e conobbe un freno alla propria crescita. Significativa fu la trasformazione nel 1938, in linea con il Testo Unico delle leggi sulle Casse Rurali, in “Cassa Rurale ed Artigiana” con l’estensione dell’attività anche a questa categoria di produttori particolarmente diffusa nella Città. Nell’immediato dopoguerra l’attività della “Cassa” conobbe una notevole espansione, beneficiando degli effetti del processo di ricostruzione che interessava tutto il paese. Tappa importante nei primi anni 60 fu l’estensione della competenza territoriale ai comuni limitrofi di Tornareccio, Casalanguida e Perano . Sempre in questo periodo, fondamentale fu il riassetto organizzativo dell’Istituto seguito ad una fase critica contraddistinta da un significativo disavanzo di bilancio sanato anche con il concorso fondamentale di benemeriti soci e cittadini di Atessa. Negli anni immediatamente successivi, la “Cassa” cominciò anche ad ampliare il proprio personale in coincidenza con la costante crescita dei dati economici e di bilancio. Gli anni 70, caratterizzati dal sorgere dei primi insediamenti industriali nella zona valliva del comune di Atessa e dalla profonda mutazione dell’economia del territorio, portarono la “Cassa” a modificare gradualmente i suoi interventi dai settori tradizionali dell’agricoltura, dell’artigianato e del commercio a quello dell’industria, naturalmente di medie e piccole dimensioni. Un deciso slancio al modificarsi delle prospettive della “Cassa” fu anche dato dalla trasformazione dell’Istituto in società cooperativa a responsabilità limitata, una veste giuridica più consona ai mutati tempi ed alle nuove esigenze del mercato. Gli anni 80, pur tra qualche difficoltà legata alla congiuntura economica nazionale, non furono meno fruttuosi dei precedenti, caratterizzandosi per due significativi avvenimenti : il 23 giugno 1985 venne ufficialmente inaugurata la nuova bella sede in Via Brigata Alpina Julia nel centro storico della Città e, sempre nello stesso anno, venne autorizzato l’allargamento della competenza territoriale della banca a tutti i diciotto comuni confinanti con Atessa. Il decennio si concluse con l’apertura nel 1988 dello sportello nella frazione di Piazzano a servizio dei residenti nella zona a valle del territorio comunale e, soprattutto, degli operatori e degli addetti della ormai consolidata realtà industriale. Gli anni 90 hanno inizio con l’apertura del primo sportello ubicato fuori dei confini del Comune di Atessa. Il 5 ottobre 1991 fu infatti inaugurata la filiale di Miracoli di Casalbordino, fertile ed ubertosa contrada, nobilitata dalle colture della vite e dell’ulivo. Nel 1995 si ebbe, su ispirazione delle nuove normative nazionali, la modifica della ragione sociale dell’Istituto in “Credito Cooperativo Cassa Rurale ed Artigiana San Francesco d’Assisi”. E’ una trasformazione epocale, la vecchia Cassa si trasforma in una banca a carattere cooperativo con l’operatività non più limitata, quasi in via esclusiva, agli agricoltori ed agli artigiani ma aperta a tutti, pur conservando i tratti peculiari della mutualità e del localismo. Gli ultimi anni del secolo vedono la banca protagonista delle dinamiche di crescita del territorio, essa diventa volano di sviluppo, investendo con le sue dinamiche non solo l’economia, ma la società nel suo complesso anche attraverso gli innumerevoli interventi a sostegno delle iniziative sociali e di beneficenza. Il declinare del secolo pone poi all’attenzione del mondo delle vecchie Casse Rurali il problema relativo ad uno dei suoi fondamentali criteri ispiratori: il localismo. Infatti se da un lato esso ha portato dei vantaggi quali la maggior forza sul mercato dei depositi, le informazioni più dirette sui clienti, la migliore flessibilità operativa, dall’altro, con l’avanzare dell’informatizzazione, i privilegi derivanti dalle piccole dimensioni paesane non bastano più ad assicurare la crescita ed a gestire la concorrenza di Istituti di grandi dimensioni. In questo quadro storico si inserisce il processo che porterà nel 1998 alla fusione con la “Cassa” di Castiglione Messer Marino, sorta nel comune dell’alto vastese nel 1963, che darà in dote le filiali di Castiglione M.M. ed Agnone, dando vita alla “Banca di Credito Cooperativo Val di Sangro San Francesco d’Assisi di Atessa e Castiglione Messer Marino” Stessa operazione fu ripetuta nel 2000 con la fusione con la “Cassa” di Giuliano Teatino, sorta nel 1974, che portò in dote le filiali di Giuliano Teatino e Canosa Sannita, dando vita alla “Banca di Credito Cooperativo Sangro Teatina Atessa Castiglione e Giuliano. A margine di questi avvenimenti risulta doveroso segnalare un primo tentativo di aggregazione tra la “Cassa” di Atessa e quelle di Castiglione Messer Marino e Lanciano risultante da un progetto portato avanti dai vertici delle tre banche e vanificato dalla volontà della larghissima maggioranza dei soci di Atessa che, nel corso di una memorabile assemblea dell’estate del 1996, espressero la plebiscitaria volontà di salvaguardare l’indipendenza e la stabilità del quasi secolare istituto atessano. Questo episodio rappresentò uno dei momenti di maggiore partecipazione e coinvolgimento dei soci alla vita ed alle sorti della banca locale. In questo clima di rinnovata dinamicità si svolsero, nel maggio del 2003, i festeggiamenti per il primo centenario dell’ormai Banca di Credito Cooperativo, cui seguirà una nuova fase di espansione contraddistinta dall’apertura delle nuove filiali a Miglianico (2002), Scerni e Villa Santa Maria (2006), Chieti ed Altino (2008). Questa è in sintesi la storia di una banca che continua, pur nel mutato scenario storico, a fare del localismo e della mutualità la propria ragion d’essere e che si sforza, con l’impegno quotidiano degli operatori e degli amministratori, di corrispondere alle esigenze ed ai bisogni delle comunità del territorio nel solco dei principi immutabili che ispirarono i fondatori ed i pionieri.
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